| Monitoraggio
della glicemia: impatto sulla qualità della cura del
paziente con diabete mellito |
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Giuseppe Penno, Simona Bandinelli,
Roberto Miccoli.
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La posizione della JDF (Juvenile Diabetes Foundation), sul monitoraggio
minimamente invasivo ( o non invasivo) della glicemia nel paziente
con diabete mellito è chiara. Il monitoraggio della glicemia
è potenzialmente in grado di fornire informazioni di importanza
inestimabile capaci di tradursi in un significativo miglioramento
nella cura del paziente con diabete mellito di tipo 1 e del paziente
in trattamento con insulina in generale. Questo ha un impatto positivo
sulla qualità della vita del paziente diabetico. La JDF ritiene
fermamente vi sia oggi una pressante necessità di realizzare
e rendere ampiamente disponibili strumenti capaci di misurare la
concentrazione del glucosio plasmatico in maniera non invasiva o
soltanto minimamente invasiva (figura 1).

Figura 1. La recente posizione della IDF (Juvenile Diabetes
Foundation).
Ogni ricerca in questo settore dovrebbe essere fortemente ed efficacemente
sostenuta. Lo sviluppo di nuove tecnologie in questa area potrà
portare ad ulteriori miglioramenti nella cura del paziente con diabete
mellito. La ricerca in questo settore dovrebbe progredire nella
maniera più rapida possibile; inoltre sono sempre più
urgenti studi dedicati a valutare e definire il potenziale ruolo
del monitoraggio della glicemia (attraverso strumenti non o minimamaente
invasivi) nei diabetici in età pediatrica.
L'ADA (American Diabetes Association) ha aggiornato nel gennaio
di questo anno le linee guida (position statement) per la cura del
paziente con diabete mellito (1). L'ottimizzazione del controllo
glicemico, il cui raggiungimento non può prescindere dal
monitoraggio della glicemia, è mandatorio in tutti i diabetici
inquanto in grado di: a. ridurre il rischio di scompenso acuto del
diabete secondario a chetoacidosi o sindrome iperosmolare non chetotica;
b. eliminare o attenuare i sintomi indotti dall'iperglicemia; c.
ridurre ampiamente l'incidenza e la progressione sia delle complicanze
microangiopatiche del diabete che della neuropatia; d. favorire
il realizzarsi di un profilo lipidico non aterogeno (tabella 1).

Tabella 1. American diabetes Association: linee guida, gennaio
2000.
Controllo glicemico nel paziente diabetico
Il raggiungimento di livelli glicemici normali, o meglio della
cosiddetta “near-normoglycemia” richiede una accurata educazione
alimentare, l'impostazione di adeguati programmi di esercizio e/o
attività fisica, la proposizione di schemi “fisiologici”
di trattamento insulinico nei diabetici tipo 1 e, ove possibile,
di regimi meno complessi di trattamento insulinico e/o basato sull'impiego
di ipoglicemizzanti orali del diabete tipo 2 (2). Saranno altresì
necessarie corrette istruzioni per la prevenzione, il riconoscimento
ed il trattamento delle ipoglicemie, programmi di educazione e di
rinforzo alla compliance al trattamento, discussione e rivisitazione
periodica degli obiettivi della terapia (tabella 2).

Tabella 2. Obiettivi del controllo glicemico.
Gli obiettivi del trattamento dovranno essere adattati ai singoli
individui tenendo conto delle diverse capacità di comprensione
e di attuazione delle direttive terapeutiche. Sarà ovviamente
necessario nel formulare gli obiettivi terapeutici tener conto del
rischio di incorrere in ipoglicemie severe e di numerose condizioni
che possono aumentare i rischi e/o ridurre i benefici di un trattamento
ipoglicemizzante intensivo ed aggressivo. Tra questi fattori, l'età
troppo giovane o troppo avanzata, la presenza di insufficienza renale
terminale (ESRD) o di altre complicanze microangiopatiche in fase
molto avanzata, la coesistenza di patologie cardiache, vascolari
periferiche e/o cerebrovascolari severe, la coesistenza di patologie
capaci di per sé di modificare in maniera drammatica l'aspettativa
di vita e/o la speranza di salute. Una volta definiti gli obiettivi
della terapia o accolte, in assenza di controindicazioni o situazioni
concomitanti, le indicazioni descritte in tabella 2, il raggiungimento
degli scopi della terapia non potrà essere conseguito se
non verrà impostato un adeguato programma per la valutazione
ed il monitoraggio quotidiano della glicemia (tabella 3).

Tabella 3. Modulare gli obiettivi del trattamento.
I GRANDI TRIALS
L'automonitoraggio della glicemia assegnato nel DCCT (Diabetes
Control and Complications Trial) (3,4) ai pazienti randomizzati
al trattamento intensivo è stato uno dei mezzi attraverso
i quali il determinarsi di una differenza significativa nei valori
di HbA1c tra soggetti a regime intensivo (7.2%) e soggetti a trattamento
convenzionale (9.0%), ha permesso di dimostrare in maniera definitiva
il ruolo del controllo glicemico nel definire il rischio di complicanze
nel diabete tipo 1. Nel corso dei 7 anni del follow-up, il rischio
di sviluppo o di progressione della retinopatia, della nefropatia
e della neuropatia era ridotto del 50-75% nei soggetti in trattamento
intensivo rispetto ai pazienti in terapia convenzionale. La riduzione
nel rischio di complicanze ha un andamento continuo, parallelo alla
riduzione dei livelli dell'emoglobina glicata (figura 2). Ne consegue
che la “near-normoglycemia” può prevenire fino a scongiurare
del tutto il rischio di sviluppare le complicanze del diabete.
Nel diabete tipo 2, l'UKPDS (United Kingdom Prospective Diabetes
Study) dimostra che la terapia intensiva riduce l'incidenza complessiva
di complicanze microvascolari del 25% rispetto alla terapia convenzionale
(5, 6). L'analisi dei dati dell'UKPDS mette in evidenza una relazione
continua tra rischio di complicanze microangiopatiche e glicemia.
Per ogni punto percentuale di riduzione della HbA1c (per esempio
da 9 a 8%), si poteva osservare una riduzione del 35% del rischio
complessivo di complicanze retiniche e/o renali.

Figura 2. Relazione continua tra esposizione al diabete
(intensità x durata) e complicanze nel Diabetes Control and
Complications Trial (diabete tipo 1).
L'AUTOMONITORAGGIO DELLA GLICEMIA
Nel diabete tipo 1, il raggiungimento degli obiettivi terapeutici
richiede quindi una appropriata educazione all'autogestione della
malattia ed alla soluzione autonoma dei problemi, una adeguata terapia
nutrizionale, ma soprattutto un frequente automonitoraggio della
glicemia. Il numero di determinazioni della glicemia suggerito dall'ADA
(1), è di almeno 3-4 al giorno.
Nel diabete tipo 2, il raggiungimento degli obiettivi terapeutici
può richiedere l'automonitoraggio quotidiano della glicemia
che appare particolarmente importante nei soggetti trattati con
insulina e/o sulfoniluree anche con il fine di monitorare e prevenire
l'intervenire di episodi ipoglicemici asintomatici. Tuttavia, a
tutt'oggi, la frequenza ottimale di valutazione della glicemia tramite
automonitoraggio nel diabete tipo 2 non è ancora accuratamente
definita. Il monitoraggio della glicemia è invece raccomandato
nei diabetici in trattamento insulinico intensivo, soprattutto quelli
portatori di strumenti per infusione sottocutanea continua di insulina
(CSII) e quelli sottoposti a regimi con iniezioni multiple di insulina,
ma anche per i soggetti propensi a episodi di chetoacidosi e/o di
ipoglicemia severa, per i diabetici incapaci di avvertire i sintomi
dell'ipoglicemia e per le donne diabetiche in gravidanza (1).
Studi recenti suggeriscono un ruolo dell'automonitoraggio della
glicemia anche nel diabete gestazionale. In queste pazienti, l'automonitoraggio
della glicemia fornisce importanti informazioni per guidare e stabilire
il regime dietetico e l'eventuale terapia insulinica, consente alla
donna di partecipare attivamente alla cura del dismetabolismo glucidico
durante la gravidanza, garantisce un migliore “outcome” neonatale
senza sottoporre la gestante ad apprensioni o situazioni stressanti
inutili. D'altra parte, l'utilità del SMBG (self-monitoring
blood glucose) nel diabete gestazionale “lieve” (cioè nelle
forme che non richiedono il trattamento insulinico) deve ancora
essere valutata (7).
IL MONITORAGGIO BEDSIDE
Il SMBG assume un significato particolare nel paziente diabetico
ospedalizzato. Il monitoraggio al letto del paziente diabetico assume,
secondo l'ADA (8), il significato di un “vital sign” aggiuntivo.
La minor invasività della procedura rispetto alle possibilità
tradizionali (prelievo venoso), l'indipendenza dal laboratorio per
la preparazione del campione ed il dosaggio, la rapidità
con la quale i risultati si rendono disponibili aumentano il confort
del paziente, migliorano il trattamento consentendo decisioni e
correzioni terapeutiche tempestive e, in ultima analisi, riducono
i tempi di degenza per il paziente diabetico. D'altra parte, l'impiego
del monitoraggio glicemico in ambiente ospedaliero richiede una
chiara definizione della responsabilità delle procedure specifiche,
la definizione di procedure tecniche e di comportamento standardizzate,
un programma di educazione e di verifica del personale dedicato
alla esecuzione del test, la predisposizione di un pur semplificato
controllo di qualità delle procedure e la definizione di
un programma di manutenzione regolare e a scadenze predeterminate
(5).
PROBLEMATICHE IRRISOLTE
Nonostante la sua indiscussa utilità, soprattutto in pazienti
con determinate caratteristiche, l'automonitoraggio della glicemia
presenta attualmente numerosi aspetti che non ne fanno ancora un
mezzo ideale per l'autogestione della malattia diabetica. Numerose
difficoltà ed inadeguatezze tecniche ostacolano una sua applicazione
su scala ancora più ampia, ma soprattutto ne rendono difficile
la piena fruibilità delle sue potenzialità.
La raccolta del sangue capillare attraverso puntura non è
certo del tutto gradita dalla maggior parte dei pazienti, le tecniche
richiedono spesso tempi non del tutto trascurabili e possono essere
anche relativamente complesse; i costi del materiale di consumo
sono tutt'altro che irrilevanti.
Gli ostacoli maggiori ad un più ampio impiego del SMBG sono
tuttavia legati da una parte alla inadeguata comprensione dei benefici
che possono derivare da un corretto monitoraggio della glicemia,
dall'altra alle difficoltà di fare un uso appropriato e tecnicamente
corretto degli strumenti dedicati alla misurazione della glicemia,
ma soprattutto alla incapacità da parte del paziente di interpretare
correttamente i dati e di utilizzarli per modificare la terapia.
Deve inoltre essere rilevato che troppo spesso i dati generati
dal paziente inondano gli ambulatori saturando la capacità
di ogni medico di trasformare i risultati dei profili glicemici
in informazioni utilizzabili. E' evidente come soltanto l'analisi
computerizzata delle informazioni e le possibilità di rappresentazione
grafica fornita dagli strumenti informatici possono consentire una
interpretazione ragionevole dei dati. Da qui la necessità
di software capaci di recuperare, analizzare e valutare in maniera
univoca informazioni provenienti dai più diversi strumenti
di lettura.

IL FUTURO
Figura 3. Il “GlucoWatch Biographer” della Cygnus.
Gli sforzi tecnologici sono rivolti a ottenere misurazioni della
glicemia semplici, accurate e così frequenti da essere in
grado di fornire informazioni in tempo reale sul trend di modificazione
dei valori glicemici. E' evidente che la capacità di ottenere
materiale biologico per la misurazione e/o la stima delle concentrazioni
glicemiche in maniera non invasiva ed indolore diventa il presupposto
indipensabile di un più efficace impiego dell'automonitoraggio
glicemico.
I sensori della nuova generazione dovranno essere estremamente
sensibili, avere tempi di risposta e di recupero rapidi, richiedere
calibrazioni infrequenti, essere miniaturizzabili, essere tanto
economici da potersi produrre ed impiegare in grandi quantità.
Le tecnologie attualmente disponibili non incontrano e soddisfano
nessuna di queste condizioni e necessità. Ancora più
remota è la possibilità di addivenire a sistemi a
ciclo continuo (closed-loop system) capaci di modulare in maniera
automatica secondo algoritmi predefiniti la somministrazione dell'insulina
in funzione di ravvicinate letture della concentrazione glicemica.

Figura 4. Kumetrix, Inc.: microaghi in silicone.
Tutti gli strumenti che sono attualmente in corso di progettazione
e/o di perfezionamento si basano sulla misurazione del glucosio
nel fluido interstiziale (ISF, interstitial fluid). Le concentrazioni
glucidiche nell'ISF sono di circa il 10% inferiori a quelle del
sangue intero; queste ultime, a loro volta, sono di circa il 10%
inferiori rispetto alle concentrazioni plasmatiche.
Il fluido interstiziale viene raccolto forzando la cute, che normalmente
non è “permeabile” al glucosio, a lasciar trasudare piccole
quantità di ISF tramite stimolazioni elettriche (GlucoWatch
Biographer, Cygnus) (figura 3), aghi miniaturizzati (microaghi di
silicone, Kumetrix, Inc) (figura 4), stimolazioni chimiche, vacuum,
o combinazioni di tali approcci. Nessuno di questi strumenti è
attualmente approvato per l'impiego clinico.
CONCLUSIONI

BIBLIOGRAFIA
- American Diabetes Association. Standards of medical care for
patients with diabetes mellitus. Diabetes Care 23 (suppl. 1):
S32-S42, 2000.
- The Expert Committee on the Diagnosis and Classification of
Diabetes Mellitus. Report of the Expert Committee on the diagnosis
and classification of diabetes mellitus. Diabetes Care 23 (suppl.
1): S4-S19, 2000.
- The Diabetes Control and Complications Trial Research Group.
The effect of intensive treatment of diabetes on the development
and progression of long-term complications in insulin-dependent
diabetes mellitus. N Engl J Med 329: 977-986, 1993.
- American Diabetes Association. Implications of the Diabetes
Control and Complications Trial. Diabetes Care 23 (suppl. 1):
S24-S26, 2000.
- UK Prospective Diabetes Study Group. Intensive blood-glucose
control with sulphonylureas or insulin compared with conventional
treatment and risk of complications in patients with type 2 diabetes
(UKPDS 33). Lancet 352: 837-853, 1998.
- American Diabetes Association. Implications of the United Kingdom
Prospective Diabetes Study Diabetes Care 23 (suppl. 1): S27-S31,
2000.
- Homko CJ, Sivan E, Reece EA. Is self-monitoring of blood glucose
necessary in the management of gestational diabetes mellitus?
Diabetes Care 21 (suppl. 2): B118-B122, 1998.
- American Diabetes Association. Bedside blood glucose monitoring
in hospitals. Diabetes Care 23 (suppl. 1): S84, 2000.
- American Diabetes Association. Tests of glycemia in diabetes.
Diabetes Care 23 (suppl. 1): S80-S82, 2000.
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