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Societa'
Italiana di Diabetologia
Gruppo di Studio sulla Nefropatia
Diabetica
Comitato di Coordinamento
Paolo Cavallo Perin, Salvatore De Cosmo, Paola Fioretto,
Ruggero Mangili, Giuseppe Penno, Giuseppe Pugliese, Roberto
Trevisan
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La Nefropatia Diabetica
La compromissione renale in corso di diabete mellito rappresenta
un'evenienza sempre più frequente sia nel diabete di tipo 1 che
di tipo 2. La nefropatia clinica si manifesta in circa il 30% dei
pazienti diabetici, nella maggioranza dei casi entro 20-25 anni
dall'esordio dei diabete. La patogenesi della nefropatia diabetica
è complessa; infatti, pur essendo indiscusso il ruolo del controllo
metabolico nel conferire rischio di nefropatia, numerosi studi suggeriscono
l'esistenza di una predisposizione genetica, peraltro ancora mai
definita.
La nefropatia diabetica è responsabile
non solo dell'insufficienza renale terminale (ESRF), ma anche di
un incremento significativo del rischio cardiovascolare in questa
popolazione. Nei Paesi industrializzati, fra i casi che iniziano
la terapia sostitutiva (dialisi o trapianto), la percentuale di
pazienti diabetici è andata progressivamente aumentando nel corso
degli ultimi anni, tanto che la nefropatia diabetica è oggi la causa
più frequente di ESRF.
Negli USA, attualmente, il 44% dei pazienti
con ESRF è affetto da diabete. In Italia, la prevalenza di pazienti
diabetici in terapia sostitutiva è di 55 pmp (9.1 %), con un progressivo
incremento nel biennio 1995-96 (rispettivamente 10.2 e 12.4%). L'incidenza
massima del trattamento sostitutivo è osservabile nella fascia di
età dai 65 ai 74 anni. Tali dati, forniti dal Registro Italiano
di Dialisi e Trapianto, sono inferiori a quelli medi europei e meno
di un terzo di quelli riportati nella popolazione bianca nordamericana;
è comunque prevedibile un ulteriore incremento nel corso dei prossimi
anni anche nelle nostre popolazioni.
Note
- La diagnosi di nefropatia diabetica è una diagnosi di esclusione.
E' pertanto fondamentale escludere tutte le altre possibili cause
di albuminuria patologica, prima di porre diagnosi di nefropatia
diabetica. Questo è particolarmente vero nel paziente con Diabete
di tipo 2 senza retinopatia diabetica concomitante.
- Focalizzare l'attenzione sulla microalbuminuria perché
è il primo segno di danno renale e di rischio di malattia cardiovascolare
- Monitorare nei pazienti diabetici con microalbuminuria
: HbA1c, Pressione Arteriosa, Lipidi, Creatininemia, altre complicanze
(retinopatia, macroangiopatia, neuropatia)
- Diabete di tipo 1: iniziare lo screening per la microalbuminuria
dopo 3 anni dall'insorgenza e dopo i 12 anni di età
- Diabete di tipo 2: iniziare lo screening per la microalbuminuria
alla diagnosi di diabete
Storia naturale
La storia naturale della nefropatia
diabetica è stata dettagliatamente descritta nel diabete di tipo
1, mentre per quanto riguarda i pazienti con diabete tipo 2, che
pure rappresentano la maggioranza dei soggetti diabetici con nefropatia,
sono disponibili informazioni meno dettagliate.
- In un primo stadio, della durata media
di 10 anni dalla diagnosi di diabete, si possono sviluppare importanti
lesioni strutturali renali, prevalentemente a livello glomerulare,
ed in misura minore anche a livello tubulare, interstiziale ed arteriolare,
in assenza di manifestazioni cliniche o di anomalie biochimiche
ematiche o urinarie. In questa fase, i pazienti con diabete di tipo
1 presentano normale albuminuria, normali valori pressori e velocità
di filtrazione glomerulare normale o aumentata. Invece, al momento
della diagnosi, circa la metà dei pazienti diabetici di tipo 2 presenta
ipertensione arteriosa, circa il 10% microalbuminuria, e una piccola
quota di pazienti proteinuria franca.
- Lo stadio successivo si caratterizza
per la comparsa di microalbuminuria. Nel diabete di tipo 1, la microalbuminuria
compare dopo circa 10-15 anni di malattia. Durante questo stadio
si assiste ad un lieve e progressivo incremento dei valori pressori
nei pazienti con diabete di tipo 1, mentre nel diabete di tipo 2
l'ipertensione arteriosa è presente nell'80% dei casi. Dallo stadio
di microalbuminuria una percentuale variabile dal 40 all'80% dei
pazienti con diabete di tipo 1 progredisce verso la nefropatia clinica
nell'arco di 10 anni, mentre la percentuale di pazienti con diabete
di tipo 2 che sviluppa proteinuria sembra inferiore (pari a circa
il 40%).
- Lo stadio successivo della nefropatia
clinica è caratterizzato da proteinuria persistente, ipertensione
arteriosa e incremento graduale di azotemia e creatininemia, associati
ad un declino progressivo della velocità di filtrazione glomerulare.
Tale stadio si manifesta nel diabete di tipo 1 dopo 10-20 anni di
malattia e si conclude pressoché invariabilmente con l'insufficienza
renale terminale.
Nel paziente diabetico, la terapia sostitutiva
andrebbe avviata con valori di clearance della creatinina intorno
a 10-15 ml/min, soprattutto in soggetti con ipertensione arteriosa
intrattabile e/o edemi massivi. e al manifestarsi dei sintomi dell'uremia;
tale approccio è raccomandabile specialmente in soggetti anziani.
con elevato rischio cardiovascolare. Dati recenti dimostrano che
la dialisi peritoneale e l'emodialisi permettono analoghe sopravvivenze
a medio termine dei paziente diabetico, senza differenze significative
nei confronti della progressione delle complicanze extra-renali
della malattia diabetica. Di fatto. però, nel nostro Paese oltre
l'80% dei pazienti diabetici sceglie la dialisi extracorporea.
Il trapianto renale e il trapianto combinato rene-pancreas rappresentano
attualmente una valida opzione nel paziente diabetico con ESRF,
con percentuali di sopravvivenza dei paziente e dell'organo trapiantato
assai vicine a quelle dei pazienti non diabetici, allorché si attui
una corretta ed esauriente valutazione pre-trapianto dei pazienti.
Inoltre, il trapianto renale ha dimostrato un impatto favorevole
su alcune complicanze della malattia diabetica, quali la neuropatia,
mentre dibattuti sono gli effetti sulla progressione della macroangiopatia
e della retinopatia. Ciò nonostante, la percentuale dei diabetici
in ESRF sottoposta a trapianto è alquanto limitata: nel 1995, solo
il 3.6% dei pazienti italiani trapiantati di rene era affetta da
diabete mellito. Pertanto, andrebbe incoraggiato il precoce inserimento
dei pazienti diabetici con insufficienza renale terminale in programmi
di trapianto, che sono in grado di garantire un netto incremento
dell'aspettativa di vita, oltre ad un miglioramento della qualità
della vita, rispetto ai pazienti uremici in trattamento sostitutivo.
Prevenzione
della Nefropatia Diabetica
Primaria: prevenzione della microalbuminuria
• Controllo glicemico ottimale HbA1c < 7,0%
• Controllo pressorio ottimale: PA < 130/85 mmHg
• Se PA >= 130/85 mmHg: antiipertensivo di 1 a scelta: ACE-inibitore
Secondaria: bloccare/ridurre la progressione
dalla micro- alla macro-albuminuria
• Controllo glicemico ottimale: HbAl c < 7.0%
• Controllo pressorio ottimale: PA < 130/85 mmHg
• ACE-inibitore + altro antiipertensivo se necessario
Terziario: rallentare la progressione
dell'insufficienza renale
• Controllo pressorio ottimale: PA < 130/85 mmHg
• ACE-inibitore + altro antiipertensivo se necessario
• Controllo glicemico buono
• Dieta lievemente ipoproteica (0,8-0,9 g/Kg/die)
• Correzione dislipidemia
• Abolizione del fumo
Prevenzione
Prevenzione primaria.
Allo stato attuale, non è possibile identificare i pazienti diabetici
ad elevato rischio di nefropatia, prima della comparsa della microalbuminuria;
tuttavia, è stata dimostrata l'importanza di alcuni fattori di rischio,
quali l'insoddisfacente controllo metabolico, la familiarità per
nefropatie, per ipertensione arteriosa e per malattia cardiovascolare
precoce. Per tale ragione, la prevenzione primaria dei danno renale
va rivolta a tutta la popolazione diabetica. In questo contesto,
l'obiettivo primario è il conseguimento di un adeguato controllo
glicemico, definito da valori di emoglobina glicata non superiori
al 7% (range di normalità: 4.0-6.0%), come dimostrato sia nel diabete
di tipo 1 (DCCT) che nel diabete di tipo 2 (UKPDS). Anche se il
mantenimento di un controllo glicemico ottimale è sicuramente un
obiettivo difficile, soprattutto nel lungo termine, i risultati
degli studi clinici ci impongono il massimo impegno per il suo perseguimento.
Di pari importanza è il buon controllo pressorio,
con l'obiettivo di ottenere valori di pressione arteriosa < 130/85
mmHg (nei soggetti < 50 anni l'obiettivo ottimale andrebbe posto
intorno a 120/75 mmHg), privilegiando la terapia con ACE-inibitori,
per il loro effetto renoprotettivo. Studi recenti suggeriscono un
buon effetto renoprotettivo e di riduzione della proteinuria da
parte dei Ca-antagonisti a lunga durata d'azione, soprattutto i
non-diidropiridinici. Pertanto, qualora necessario al raggiungimento
dei controllo pressorio ottimale, i Ca-antagonisti sono i farmaci
da associare agli ACE-inibitori. Rimane da chiarire il ruolo degli
ACE-inibitori nella prevenzione primaria della nefropatia, in diabetici
normoalbuminurici e normotesi.
Prevenzione secondaria.
La prevenzione secondaria si pone l'obiettivo di rallentare o arrestare
la progressione dalla micro- alla macroalbuminuria. E' essenziale
il conseguimento di un controllo glicemico e pressorio ottimale,
con gli stessi obiettivi proposti per la prevenzione primaria.
Prevenzione terziaria.
La prevenzione terziaria si propone di rallentare o arrestare la
progressione dalla nefropatia clinica alla insufficienza renale
terminale.
In tale fase è essenziale il controllo
accurato della pressione arteriosa, come del resto in tutte le nefropatie
di qualsiasi origine.
Da ricordare inoltre l'importanza del
monitoraggio della ionemia e dei parametri di funzionalità renale
ogni qual volta venga iniziata terapia con ACE-inibitore nei pazienti
con insufficienza renale anche lieve. Anche se non esistono studi
prospettici sull'efficacia dei buon controllo metabolico in questo
stadio, alcuni studi dimostrano una relazione tra valori di emoglobina
glicata e riduzione della velocità di filtrazione glomerulare. Pertanto,
anche in questo stadio, si raccomanda il raggiungimento di un buon
controllo glicemico.
Grazie ad un più aggressivo controllo
dei valori glicemici e pressori è, quindi, possibile ritardare la
progressione della nefropatia diabetica. Va comunque ricordato che,
nonostante l'ottimismo suscitato da alcuni importanti trials clinici,
un numero crescente di pazienti diabetici nefropatici, in larga
parte trattati sin dalle fasi precoci di malattia con ACE-inibitori,
continua a perdere funzione renale ed a progredire verso l'insufficienza
renale terminale. Siamo, quindi, ancora ben lungi dall'identificare
la strategia terapeutica ideale in grado di arrestare questa temibile
complicanza dei diabete.
Altri interventi terapeutici.
Diversi studi sperimentali e clinici suggeriscono che l'ipercolesterolemia
rappresenta un ulteriore fattore di rischio per la progressione
del danno renale. Anche se mancano evidenze conclusive in tal senso,
la terapia ipolipemizzante va comunque raccomandata per la prevenzione
della malattia cardiovascolare, aggravata dalla coesistenza di insufficienza
renale.
Il ruolo della dieta ipoproteica nel
rallentare la progressione del danno renale, nel paziente diabetico
non è stato chiaramente dimostrato. E' consigliabile comunque una
modesta restrizione dell'apporto proteico, intorno a 0.8-0.9 g/kg/die,
dando la preferenza alle proteine vegetali ed al pesce, nel paziente
diabetico con nefropatia clinica o con insufficienza renale.
E' essenziale inoltre la sospensione
del fumo, che si è dimostrato un fattore di progressione del danno
renale, sia nei pazienti con diabete di tipo 1 che di tipo 2.
Infine, non vanno trascurate le raccomandazioni
generali, quali la terapia delle infezioni urinarie, spesso recidivanti,
e l'attenzione nell'uso di FANS e di mezzi di contrasto nella diagnostica
per immagini, da limitarsi alle condizioni di assoluta necessità
e previa idonea preparazione.
Bibliografia
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